Dott.ssa SILVIA SGROI

Psicologa e Psicoterapeuta

Chi Sono

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta iscritta alla sezione A dell’Albo degli Psicologi del Veneto con il numero 7820.
Mi sono laureata in Psicologia Clinico Dinamica presso l’Università degli Studi di Padova, specializzata con 90/90 in “Psicoterapia Familiare e Relazionale” presso l’Istituto Veneto di Terapia Familiare.
Ho frequentato e concluso il “Corso Introduttivo all’Ottica Relazionale” presso l’Istituto Veneto di Terapia Familiare.
Ho frequentato e concluso il corso sulla “Consulenza tecnica e perizia psicologica” presso l’Istituto Veneto di Terapia Familiare.
Sono formata anche all’uso della tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e sono membro dell’Associazione EMDR Italia.
Mi sto formando come Mediatrice Familiare Sistemica presso l’Istituto Veneto di Terapia Familiare.
Oltre all’attività clinica ho maturato una notevole esperienza in ambito scolastico, lavorando anche come insegnante.

Mi sono formata nello specifico in:

  • Psicoterapia sistemica relazionale: con sedute individuali, di coppia o familiari.
  • Psicoterapia corporea: quando la comunicazione è bloccata è possibile condividere il dolore e ritrovare le relazioni attraverso l’utilizzo del più potente canale emotivo e relazionale dell’individuo, il corpo (es. adozioni, conflitti con i figli, separazioni, lutti…).
  • Consulenze psicopedagogiche per la genitorialità.

Approccio

L’approccio sistemico relazionale considera l’individuo come soggetto inserito in una rete significativa di relazioni familiari e la famiglia, contemporaneamente, come luogo di origine della sofferenza individuale e importante risorsa verso il cambiamento e il benessere dei suoi membri.
La famiglia è un sistema relazionale in costante trasformazione all’interno del quale prendono forma l’identità della persona e le sue “rappresentazioni interne” ovvero le emozioni, le esperienze, le regole, i ruoli, le modalità di pensiero condivise, in maniera più o meno consapevole, con i familiari. È proprio all’interno della famiglia che ciascun individuo apprende a generare amore, infondere speranza, tollerare la sofferenza e favorire la crescita di ognuno; è in famiglia che si apprende come affrontare i diversi passaggi evolutivi della vita.
Il disagio psicologico di un familiare costituisce un segnale indiretto di un bisogno, un messaggio rivolto agli altri familiari rispetto ad una sofferenza che coinvolge l’intero sistema famiglia, è perciò un tentativo di provocare un cambiamento. La famiglia non è solo origine di disagio, è anche un’importante risorsa cui attingere per poter instaurare e sviluppare legami affettivi positivi.

In questo approccio ricoprono un ruolo fondamentale la storia dell’individuo, il rapporto con figure significative del passato, la famiglia d’origine e la rete sociale.
Scopo dell’intervento clinico è aiutare l’individuo e la famiglia a ristrutturarsi e riorganizzarsi in modo tale da rispondere alle esigenze di trasformazione e crescita del momento evolutivo che si sta vivendo.

A partire dai punti di forza dell’individuo e della sua famiglia si produce un cambiamento verso il benessere.
La relazione terapeutica aiuta la famiglia all’ascolto e al rispetto di linguaggi diversi nel rapporto di coppia e nella relazione genitori-figli, permettendo ad ognuno di trovare nuove modalità di realizzazione di sé e di condivisione affettiva con gli altri.
Apprendendo dall’esperienza la relazione terapeutica diviene il luogo in cui la sofferenza si trasforma in significato.

La psicoterapia sistemica relazionale può essere effettuata con l’intera famiglia, con la coppia o individualmente ed eventualmente alternando le diverse modalità. L’intervento ha lo scopo di far emergere emozioni, vissuti, modalità e ruoli che scaturiscono dalla rete di relazioni familiari nelle quali la persona è cresciuta, che possono interferire o bloccare la crescita personale.

La psicoterapia sistemica relazionale è indicata per: problematiche di coppia e familiari, disagio affettivo ed emotivo nei bambini, adolescenti ed adulti (disturbi d’ansia, somatizzazioni, depressioni, ossessioni, dipendenze, disturbi alimentari, problematiche comportamentali), disagio scolastico, problematiche legate alla sessualità.

EMDR

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e Riprocessamento tramite i movimenti oculari) è una tecnica terapeutica nata per il trattamento dei disturbi derivanti da traumi, ma che viene ormai usata anche per altri tipi di disturbi.
Questo approccio considera tutti gli aspetti di un’esperienza stressante o traumatica, sia quelli cognitivi ed emotivi che quelli comportamentali e neurofisiologici.

L’EMDR parte dal presupposto che esista un sistema di rielaborazione delle informazioni innato (AIP) il quale assimila, all’interno di reti di memoria già presenti le nuove esperienze che la persona vive e tutti i pensieri, le immagini, le emozioni e le sensazioni corporee ad esse correlate.

La percezione e la codifica degli eventi sono determinate da queste reti, che vengono quindi utilizzate dalla persona come materiale di riferimento per le future risposte fisiche e comportamentali. Quando funziona in modo adeguato questo sistema spontaneo di elaborazione processa le nuove esperienze in modo che le informazioni in esse contenute siano contestualizzate e non disturbanti.

Questa metodologia utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata destro/sinistra, per ristabilire l’equilibrio e provocando così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali. Si basa su un processo neurofisiologico naturale, legato all’elaborazione accelerata dell’informazione.

L’EMDR vede la patologia come informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico.  Quando avviene un evento ”traumatico” viene disturbato l’equilibrio necessario per l’elaborazione dell’informazione.  Si può affermare che questo provochi il ”congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione ”congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico (PTSD) e altri disturbi psicologici. 
Le ricerche condotte indicano che il metodo permette una desensibilizzazione rapida nei confronti dei ricordi traumatici e una ristrutturazione cognitiva che porta a una riduzione significativa dei sintomi del paziente (stress emotivo, pensieri invadenti, ansia, flashbacks, incubi). 
L’uso di questa tecnica non cancella il ricordo, ma la componente emotiva associata, rendendo meno forte il peso che ha nella vita della persona.

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